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Intolleranze alimentari.

 

...capirle e affrontarle tra alimentazione e gestione dello stress!
Un numero sempre crescente di persone soffre di intolleranze alimentari, causate in primo luogo dai cambiamenti avvenuti negli ultimi dieci anni nelle abitudini alimentari.
Le intolleranze alimentari fanno parte di un più vasto gruppo di disturbi definiti come reazioni avverse al cibo: si parla di intolleranza alimentare, piuttosto che di allergia, quando la reazione non è provocata dal sistema immunitario. Le intolleranze sono più comuni delle allergie.

Le prime osservazioni sui disturbi legati all’ingestione di cibo sono molto antiche: già Ippocrate aveva notato gli effetti negativi dovuti all’ingestione di latte di mucca. Tuttavia, le reazioni avverse al cibo costituiscono ancora una delle aree più controverse della medicina.

La European Academy of Allergology and Clinical Immunology, introduce la distinzione tra reazioni tossiche e non tossiche.

Le reazioni tossiche, o da avvelenamento, sono causate dalla presenza di tossine nell’alimento e dipendono esclusivamente dalla quantità di alimento tossico che viene ingerito; un tipico esempio di reazione tossica è l’avvelenamento dovuto all’ingestione di funghi. Le reazioni non tossiche, invece, dipendono dalla suscettibilità dell’individuo e si suddividono in allergie e intolleranze.

L’allergia alimentare è una forma specifica di intolleranza ad alimenti o a componenti alimentari che attiva il sistema immunitario. Un allergene (proteina presente nell’alimento a rischio, che nella maggioranza delle persone è del tutto innocua) innesca una catena di reazioni del sistema immunitario tra cui la produzione di anticorpi. Gli anticorpi determinano il rilascio di sostanze chimiche organiche, come l’istamina, che provocano vari sintomi: prurito, naso che cola, tosse o affanno. Le allergie agli alimenti o ai componenti alimentari sono spesso ereditarie e vengono in genere diagnosticate nei primi anni di vita.

L’intolleranza alimentare coinvolge il metabolismo ma non il sistema immunitario. Un tipico esempio è l’intolleranza al lattosio: le persone che ne sono affette hanno una carenza di lattasi, l’enzima digestivo che scompone lo zucchero del latte.

LE CAUSE:

Per comprendere quali possono essere le cause che portano alle intolleranze alimentari è necessario evidenziare tutta una serie di fattori che influenzano, direttamente o indirettamente, l’integrità funzionale della barriera intestinale. È evidente che se la funzionalità dell’intero apparato digestivo è buona, a iniziare dalla masticazione sino all’assorbimento dei nutrienti da parte dei villi, non vi saranno problematiche di intolleranze alimentari. Se invece qualche meccanismo si inceppa (scarsa masticazione, difficoltà digestive o situazione di disbiosi intestinale) allora la possibilità che si sviluppino delle intolleranze alimentari, dipenderà dalla condizione della mucosa intestinale; se la mucosa intestinale è integra ed efficiente eseguirà il suo compito di filtro in maniera da far passare nel sistema sanguineo e linfatico solo i nutrienti; al contrario se la permeabilità dell’intestino, per cause che vedremo in seguito, non è ottimale, allora macroelementi, cioè sostanze non completamente digerite, potranno passare. Queste molecole, che portano ancora il “codice” dell’alimento di origine a contatto con il GALT (il sistema immunitario intestinale) che non le riconoscerà come “amiche”, come nutrienti utili per l’organismo, ma al contrario come aggressori e come tali cercherà di attaccarle ed eliminarle.È quindi nell’intestino, e in particolare nell’integrità della barriera mucosa selettiva e assorbente dell’intestino tenue, dove avviene l’assorbimento dei nutrienti, che si gioca la partita delle intolleranze alimentari. Immaginiamo di dover passare al colino un minestrone di verdure; se la trama del colino è integra e fitta  lascerà passare solo il liquido e le sostanze disciolte in esso, ma se vi è qualche buco allora passeranno anche pezzetti di verdure. Questo è solo un esempio per far comprendere il concetto fondamentale espresso in precedenza e che rappresenta la condizione necessaria e indispensabile per lo sviluppo di un’intolleranza alimentare.

Stile di vita alimentare: “siamo quello che mangiamo”

Il problema delle intolleranze alimentari è molto più grosso e serio di quanto si possa pensare. Negli ultimi quarant’anni l’industrializzazione incalzante e la diffusione del cibo su scala internazionale, hanno provocato dei fenomeni che non conoscevamo prima, di cui il principale è la manipolazione alimentare. Con questo s’intende tutti i procedimenti industriali di tipo chimico e fisico, che portano alla produzione di un cibo che biologicamente non è più intatto. Nella coltivazione dei terreni, si ha una manipolazione chimica talmente forte che porta alla crescita di prodotti che hanno delle grosse alterazioni genetiche.

È difficilissimo trovare oggi un grano che non abbia subito queste manipolazioni, tranne che non sia di origine biodinamica e strettamente controllato. Lo stesso avviene per un altro prodotto quale il latte, che viene manipolato, pastorizzato e sterilizzato per far si che si mantenga più a lungo. Le mucche che lo producono subiscono trattamenti  a base di ormoni e antibiotici per mantenere un’alta produzione, pertanto il latte che compriamo al supermercato, ha ben poco in sé di quello di un tempo, un alimento primario per l’uomo.

Questi due prodotti sono oggi praticamente in ogni alimento da noi ingerito e costituiscono quello che si considera le due intolleranze primarie.

Malattia Celiaca:

Chi è affetto da celiachia o enteropatia da glutine, soffre di disturbi legati all’assunzione di alimenti ricchi di glutine. Con il termine glutine si intende un insieme di proteine (Gluteine e Gliadine) presenti prevalentemente in frumento, segale, orzo, farro, kamut, triticale e avena.

I sintomi che devono mettere in allarme sia il paziente che il medico curante, sono prevalentemente, ma non solo, a carico dell’apparato digerente: gonfiori, tensioni e diarrea di varia intensità.

Vi è poi un corredo di sintomi extra digerenti altrettanto importanti come l’arresto della crescita nei bambini e negli adolescenti, e altri sintomi che si instaurano nel tempo se la malattia non è tempestivamente diagnosticata (anemia, osteoporosi, sintomi neurologici, iponutrizione…).

Può capitare che l’intolleranza al glutine sfugga all’attenzione perché l’intensità del quadro clinico è sfumata, per cui si giunge a fare diagnosi in età adulta.

Queste situazioni sono tuttavia infrequenti e i disturbi lamentati dal paziente da un lato giustificano l’accertamento specifico per la celiachia, ma dall’altro possono rivelare uno stato infiammatorio gastrointestinale di altra natura.

Esistono test diagnostici specifici per la diagnosi di celiachia.

Molte persone risultate negative agli accertamenti per la celiachia, restano in balia di disagi e malesseri che non sempre vengono adeguatamente indagati. Infatti l’intestino può essere sede di reazioni immunologiche (allergie/intolleranze) diverse da quelle responsabili dell’enteropatia da glutine, ma comunque fastidiose e invalidanti.

Se si è in presenza di sintomi intestinali dopo assunzione di pane, pasta ed altri alimenti contenenti glutine, ma gli accertamenti per la celiachia risultano negativi, sarebbe opportuno fare altri esami finalizzati alla diagnosi di intolleranza alimentare basata sul dosaggio degli anticorpi IgG rivolti contro gli alimenti sospettati. Infatti, oggi è noto che la intolleranza la glutine non è la sola responsabile delle turbe digestive che assillano molti pazienti.

L’altro ruolo importante per le intolleranze sono gli “additivi”. Vent’anni fa gli additivi chimici permessi negli alimenti erano ottantacinque, oggi sono più di millequattrocento la maggior parte dei quali mai testati sull’uomo, per alcuni dei quali addirittura non vi è l’obbligo della menzione in etichetta..Un’altra parte importante per le intolleranze sono i metalli pesanti: alluminio, mercurio, piombo etc. Diversamente dalle allergie i sintomi compaiono anche fino a 72 ore dopo l’assunzione. I sintomi e le patologie correlate alle intolleranze alimentari possono interessare qualsiasi organo e apparati diversi e lontani dall’intestino stesso. Abbiamo, quindi, appurato che generalmente le intolleranze alimentari interessano quegli alimenti che vengono consumati con maggior frequenza o addirittura giornalmente, escludere l’alimento verso cui si è intollerante è necessario, ma se non si agisce sulle cause si continueranno a sviluppare ulteriori intolleranze verso altri alimenti fra quelli assunti più frequentemente.

Le intolleranze alimentari sono particolarmente insidiose perché:

possono dare una enorme varietà di sintomi, ed è presso che impossibili diagnosticarle in base a questi

sono mutevoli nel tempo

in genere scattano quando l’allergene (sostanza non tollerata) viene assunto al di sopra di una certa soglia

spesso si manifestano dopo anni che si assume l’allergene

spesso è attivata da una combinazione di allergeni

Fortunatamente esistono alcuni strumenti (Creavu Test ed altri come il Vega Test) per localizzare gli allergeni.

I metodi differiscono per il tipo di misura elettrica (resistenza, impedenza, segnale utilizzato) e per la scelta delle aree considerate.

Il Creavu Test si basa sulla scoperta che le caratteristiche bioelettriche dell’organismo variano repentinamente quando questo entra in contatto, anche indiretto, con delle sostanze che hanno un effetto benefico o dannoso su di esso. Esso si basa sulla rilevazione a livello di quei punti cutanei che presentano una spiccata conducibilità elettrica (generalmente corrispondenti a punti terminali dei meridiani energetici dell’antica medicina cinese), con variazioni di conduttanza/impedenza elettrica.

Una volta scoperto a quali sostanze siamo intolleranti, bisogna evitare di entrarne in contatto per passare poi alla fase di superamento. A seguito del test sarà quindi necessario definire le strategie nutrizionali e di comportamento atte ad evitare e superare le intolleranze.

Come al solito non esiste una ricetta o uno strumento comune per tutti: ogni individuo deve seguire un percorso diverso, adatto a sé. Il trattamento va sempre accompagnato da drenaggio (eliminazione delle tossine), ripristino delle funzionalità intestinali e riequilibrio del proprio comportamento nutrizionale.

Da non trascurare, le cause psicosomatiche, che vedono crescere le intolleranze alimentari nel mondo occidentale, caratterizzato da una società stressata, nevrotica e intollerante.

Lo stress ha un ruolo fondamentale … l’ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma (il disturbo);quindi è importante capire nello specifico l’influenza che l’emozione esercita sul corpo e le sue affezioni. Scoprire il linguaggio del proprio corpo attraverso il sintomo!

Ogni sintomo è un messaggio.

Fin dall’antichità si è sempre saputo che i sentimenti e le emozioni producevano una certa ripercussione sull’organismo. Questo orientamento scientifico sostiene, quindi, che la malattia nasce dal rapporto dell’individuo col suo ambiente, per cui vengono presi in considerazione tanto l’aspetto psicologico che gli aspetti ambientali. La medicina psicosomatica afferma, dunque, che l’emozione è spesso determinante nell’eziologia della malattia.

Le turbe gastrointestinali (gastrite, stipsi, colite, diarrea…) sono le patologie psicosomatiche che si verificano più di frequente!

Si guarisce dalle intolleranze alimentari?

Al termine del periodo di alimentazione “controllata” sarà possibile ripristinare la tolleranza verso gli alimenti precedentemente avvertiti come dannosi. I periodi di astinenza dagli alimenti risultati positivi al test di intolleranza devono essere concordati col nutrizionista, come anche le modalità di gestione della nuova dieta. L’importante è permettere all’organismo intossicato di disintossicarsi.

L’importanza di uno stile di vita sano per il benessere psicosomatico.

Alcuni consigliI:

  • Prima di tutto evitate il più possibile i farmaci, soprattutto gli antibiotici e gli antinfiammatori, entrambi estremamente deleteri per l’integrità della barriera gastro-enterica.

  • Fate del vostro pasto, colazione, pranzo e cena, un momento di relax e di piacere, dedicandovi il giusto tempo, masticando con calma, evitando lo stress e la fretta.
    Non fatevi mai mancare frutta e verdura cruda.

  • Cercate di depurare ogni giorno il vostro organismo bevendo l’acqua giusta in grande quantità (almeno 2 litri al giorno) e preferibilmente lontano dai pasti.

  • Fate giornalmente del movimento, scegliendo uno sport che vi sia gradito per dare vigore non solo al corpo ma anche allo spirito.

  • Abbandonate senza rimpianto gli alimenti raffinati: sono solo fonte di calorie e hanno bassissimo valore nutritivo.

  • Ponete sempre attenzione ai cibi cui siete risultati intolleranti, evitandoli il più possibile o ruotandoli più spesso degli altri.

Per qualsiasi altro chiarimento o consiglio, per un appuntamento di valutazione potete chiamarmi al 3386671827 069325000.

Dr.ssa Chiara Caldarelli

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