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Ipnosi: che cos'è veramente?

Conosciamola nella pratica in psicoterapia.

 

Dr.ssa Viviana Morelli –psicologa-psicoterapeuta-

 

Negli ultimi tempi si sente parlare molto di Ipnosi, basta che qualche “nome famoso” confessi di essere stato in psicoterapia e di essersi sottoposto a sedute di ipnosi che la curiosità e la fantasia si accende, scatta il desiderio dell’intervento “miracolistico” e finalmente risolutivo. Si richiedono due interventi di ipnosi tanto per “ricordare” il trauma e passa tutto.

Come se si potesse uscire dalla nevrosi nello stesso modo in cui si usa un “bisturi estetico”, visto il grande ricorso che oggi si fa della medicina estetica come antidoto alle  “insicurezze”.  

In questa società del “tutto e subito” si rischia di perdere il vero significato dell’Ipnosi come grande mezzo terapeutico e come psicoterapia stessa. 

Il mio intento ora è di presentarne un immagine più veritiera, reale,  nella sua natura più scientifica e clinica.

Abbiamo infatti subito anni di spettacoli televisivi che hanno creato un idea di ipnosi come fenomeno magico. 

Vari maghi, ipnotisti e illusionisti sono stati oggetto di studio da parte del CICAP, organizzazione educativa che studia le pseudoscienze e i fenomeni paranormali, presieduta da Massimo Polidoro, grazie ai loro studi sono stati svelati molti trucchi…..in onore della vera scienza.

Diciamo che molti di questi fenomeni che catturano il nostro pensiero “magico infantile”in realtà sono fenomeni naturali.

Parliamo del vero autore rivoluzionario:

Milton Erikson il padre della Ipnosi naturalistica, egli diceva che l’Ipnosi non esiste! Perché tutto è ipnosi!

La scienza ha dimostrato che naturalmente entriamo in stato di trance durante la giornata più volte,  alcuni scienziati dicono  che il nostro cervello entra in questo stato alterato di coscienza ogni 90 minuti, spontaneamente. Alcuni dicono che questo intervallo di tempo è più breve.

Sono molte le attività quotidiane in cui riscontriamo uno stato di trance, creare..dipingere, leggere, lo vediamo nei bambini  che giocano, in alcuni automatismi…quando ci ritroviamo in luoghi o situazioni senza avere la coscienza del perché stiamo lì, o abbiamo fatto un azione specifica. (aver ordinato dei fascicoli, attivato la lavastoviglie, messo il caffè sul fornello…percorso della strada a piedi o in macchina e non aver la coscienza del percorso)

Questa “realtà di trance naturale” ci aiuta a sfatare la paura molto comune di “non riuscire a risvegliarsi”, è solo una paura. Infatti entriamo ed usciamo continuamente da stati di trance.

Per decenni gli scienziati hanno dibattuto se la condizione ipnotica fosse un particolare stato di coscienza o meno.
Per comprenderlo hanno analizzato il funzionamento del cervello nel corso di sperimentazioni ipnotiche. 

Si é osservato che la bilancia tra gli emisferi cerebrali cambia: mentre, in condizioni ordinarie funziona maggiormente l’emisfero sinistro (responsabile del pensiero lucido, razionale e logico); durante l’ipnosi usiamo di più l’emisfero destro (quello intuitivo e legato all’esperienza emotiva); anche la corteccia occipitale, dove viene elaborata la visione, é particolarmente attiva.

Durante la sua attività questa macchina meravigliosa chiamata cervello produce vari tipi di onde elettriche, per esempio le onde Alpha (8-13 herts) le produciamo chiudendo gli occhi per rilassarci, meditare, vagare con la mente.

Le Onde Beta (13-20 hertz) sono associate a compiti mentali complessi. Di attenzione e lucidità.

Le onde Delta (1-3 hertz) sono le onde lente del sonno profondo. Dove le cellule si rigenerano.

Ad esame attendo tramite EEG il cervello di una persona in trance sviluppa principalmente onde Theta (dai 4 agli 8 Hertz)   queste si associano alla vera e propria ipnosi e compaiono infatti nelle fasi di  sonno REM (sonno con sogni) e nelle fasi di pensiero caratterizzate da grande produzioni di immagini mentali (stato ipnagogico, stato di intensa creatività ed emozione).

Nello studio di un’equipe mista svedese-finlandese sono stati scelti sia partecipanti con un elevata capacità di essere ipnotizzati (che quindi entrano e escono dalla trance in pochi secondi); sia volontari con una minore propensione per l’ipnosi.

I ricercatori per la loro indagine si sono avvalsi di una strumentazione per l’eye-tracking che rileva qualsiasi modificazione del comportamento oculare.

Ne é emerso che lo sguardo “imbambolato” é accompagnato da cambiamenti misurabili con questa apparecchiatura, che non sono simulabili da chi é scarsamente ipnotizzabile; diventa così un valido indice di una condizione mentale unica nel suo genere: l’ipnosi.

Possiamo dire: l’ipnosi é una particolare alterazione della coscienza diversa dalle pratiche cui viene solitamente accomunata come la meditazione, il rilassamento o l’immaginazione”. 

Altro punto importante:

Lo stato di benessere  può permanere in una forma di trance più leggera, ma non si perde mai il contatto con la realtà. Che in ipnosi si perda il controllo di sé è una credenza senza fondamento. 

Non c’è niente di più falso, la persona in stato di trance ipnotica ha sempre un contatto con la realtà, non fa nulla che non vuole fare; entra in uno stato di fiducia ed empatia con il terapeuta che lo guida su binari da lui stesso scelti, il paziente sa quale è il suo bene. Il terapeuta non decide per il paziente, ma lo guida. 

La metafora che spiega pienamente il “rapport” e l’etica ipnotica del terapeuta è stata usata da Erikson stesso, vale per l’Ipnoterapia ma anche per tutte le psicoterapie in genere.

Un giorno stavo tornando a casa da scuola, quando un cavallo che era scappato, con le redini sulla groppa, superò un gruppo di noi ed entro nel campo di un contadino alla ricerca di un po’ di acqua da bere.

Sudava abbondantemente, e il contadino non l’aveva visto, cosicché lo catturammo noi.

Io saltai in groppa al cavallo e, visto che aveva le briglie, presi in mano le redini e dissi:”Hop! Hop!”, indirizzandolo verso la strada.

E il cavallo si mise a trottare e a galoppare lungo la strada.

Ogni tanto si scordava di essere sulla strada e si buttava in qualche campo, allora io gli davo una scrollatina e richiamavo la sua attenzione sul fatto che era sulla strada che DOVEVA stare.

E alla fine, a circa 6 chilometri da dove gli ero salito in groppa, si infilò nel recinto di una fattoria e il contadino disse:”Dunque è così che è tornato quello scemo. Ma dove l’hai trovato?”,

e io dissi:” A circa sei chilometri da qui”.

“E come hai fatto a sapere che dovevi venire QUI?”.

”Io non lo sapevo”, risposi io, “Lo sapeva il CAVALLO. Io non ho fatto altro che mantenere la sua attenzione sulla strada”.

Ecco, secondo me è così che si fa psicoterapia…

(Milton Erikson)

Un paziente può decidere di accedere alla Ipnoterapia e fare un percorso che ha un obiettivo chiaro, abbattere dei sintomi, diciamo che in questo caso l’ipnoterapia diventa una terapia breve, strategica, ma non paragonabile ad una psicoterapia cognitivo comportamentale perché si avvale del potere dell’Inconscio (o mente inconscia). L’ipnosi in campo clinico può diventare un completamento metodologico ad una psicoterapia psicodinamica; io sono uno psicoterapeuta analitico-esistenziale e integro la mia formazione con l’ipnosi. 

Il codice deontologico dello Psicoterapeuta è lo stesso dell’ipnoterapeuta, chi pratica ipnosi ed è un terapeuta che si muove nei margini della correttezza professionale, lavorando per il bene del cliente.

Il paziente si affida, ma non è in balia del Terapeuta. Sono stati fatti esperimenti negli stati uniti,  ad un campione di pazienti è stato chiesto di firmare un assegno al terapeuta di dieci volte superiore alla tariffa stabilita. Nessuno lo ha fatto.

Diciamo che delle personalità fragili, altamente manipolabili possono incappare in un truffatore vestito da professionista, ma sono le stesse che nel contesto di  realtà quotidiana sono facilmente influenzabili da qualsiasi venditore.

Una delle domande più frequenti è “tutti sono ipnotizzabili?” Provando a rispondere sinteticamente si può dire che: statisticamente, il 20% delle persone riesce ad entrare in stato ipnotico con molta facilità, il 60 % ci riesce ma ha bisogno di più tempo e più attenzioni e il rimanente 20% è classificato come resistente, ma non impossibile. Questi ultimi se accompagnati da una persona esperta che infonde fiducia, con i loro tempo riescono a dare risultati.

Voglio riportare le parole di un autore che apprezzo molto, per entrare più nel vivo della ipnosi terapia odierna.

“La Nuova Ipnosi da rilievo alla padronanza di sé anziché all'essere addormentati, all'apprendimento affettivo o viscerale anzichè alle suggestioni offerte dall'ipnotista. Alla pratica di una abilità anziché all'esperienza isolata di uno stato di trance prodotto durante le sedute...lo stato speciale di ipnosi, diverso da quello della consapevolezza ordinaria, è controllato dalle funzioni parasimpatiche...quindi quella che molti chiamano trance è una consapevolezza speciale che NON è ESTRANEAZIONE. 
la Nuova Ipnosi si presenta più come una pratica di autoipnosi. E' un metodo per comunicare con la mente subconscia e usare le attività subcoscienti, le sue potenziali risorse a proprio beneficio" D.L. Araoz (Ipnosi e terapia sessuale)

Quello che avviene in seduta, attraverso una induzione ipnotica, viene spesso ripetuto dal paziente durante la settimana. Qui siamo già in autoipnosi.

Da non confondere con un autoipnosi da manuali di auto guarigione, perché l’intervento dell’ipnotista terapeuta è un “Tailoring” un tagliare su misura l’intervento sui problemi specifici del paziente. Viene ripetuto in “autoipnosi” il taglio personalizzato operato dal terapeuta.

Si affrontano in ipnoterapia tutte le tipiche nevrosi: Ansia, gestione dello stress, vari sintomi psicosomatici, problematiche sessuali, fobie, problemi alimentari….e altro ancora.

Ultimamente l’ipnosi è molto usata per indurre analgesia. Sono stati fatti molti studi su questo, che ci lasciano attoniti  e meravigliati di fronte al potere immane del nostro cervello.

….. una prima teoria per spiegare il potere analgesico dell’ipnosi, considerava  che l’ipnosi  é accompagnata da un rilascio di endorfine (l’omologo endogeno della morfina); ipotizzava che l’insensibilità al dolore dipenderebbe dall’effetto di queste sostanze sui cosiddetti “centri afferenti del dolore” nel midollo.
Questa ipotesi sembra però smentita da alcune prove empiriche.
L’analgesia ipnotica viene prodotta rapidamente e scompare, a comando, altrettanto velocemente. Al contrario, l’effetto della morfina, e dei suoi derivati, ha necessità di un certo tempo per fare effetto e per essere smaltito.
Inoltre, la somministrazione di naloxone (un’antagonista delle endorfine – che quindi ne blocca l’azione) non modifica minimamente un’analgesia indotta con l’ipnosi…. Ultima e probabile ipotesi, scientificamente provata dall’uso della PET durante lo stato di analgesia ipnotica, è che si assiste ad uno “scollegamento” delle aree cerebrali preposte alla percezione del dolore.

(dal web, autore sconosciuto)

Direi che siamo di fronte ad un fantastico potere del nostro cervello.

In ambito clinico il paziente che si avvicina all’esperienza dell’Ipnosi e conseguentemente all’autoipnosi, acquisisce uno strumento di conoscenza, autogestione dello stress e di potenziamento delle proprie capacità.

Per uno psicoterapeuta umanistico esistenziale, in questo caso parlo per me, l’utilizzazione delle risorse innate più profonde attraverso il contatto con  una mente inconscia che viene stimolata e amplificata attraverso la trance ipnotica, vengono integrate con la dimensione esistenziale della Persona. 

La capacità dell’essere umano di  progettualità esistenziale, di valorizzare e amare sé stesso, di amare gli altri è il seme della resilienza. 

Il benessere e l’equilibrio psicofisico non è altro che la sintesi armonica delle parti, il “sé esistenziale” “il corpo” e “l’Io psichico”.

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