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“Rilettura psicologica” del COVID-19 e dell’isolamento (parte 2)

 

Riprendendo le riflessioni di qualche giorno fa, è importante osservare come il dover restare in casa e dover cambiare le nostre abitudini quotidiane, senza volerlo, ci sta facendo entrare in contatto con alcuni aspetti centrali in molti lavori psicoterapeutici. La distanza che dobbiamo mantenere l’uno dall’altro, per evitare la diffusione del virus, ci obbliga, ad esempio a riflettere sul tema dei confini.

Nel corso delle varie sedute, spesso mi ritrovo, ad affrontare questa tematica, per le connessioni che può avere proprio con i vari sintomi. Certo, quelli di cui mi occupo nel mio lavoro sono confini emotivi e relazionali ma, come spesso avviene, concreto ed emotivo, reale e metaforico, sono strettamente interconnessi.

Questo ritengo sia, quindi, un aspetto importante su cui riflettere visto che, nelle ultime settimane, ognuno di noi è dovuto intervenire sui propri confini spaziali e temporali. Se da una parte quelli temporali rischiano di saltare del tutto, (ci si può ritrovare ad alzarci o ad andare a dormire più tardi del solito, con implicazioni sulla possibilità di riuscire a mantenere gli impegni della giornata) dall’altra, quelli spaziali vanno completamente rivisti. Un po’ perché ci stiamo tutti quanti abituando a restare lontani l’uno dall’altra e ad evitare di “invadere” lo spazio altrui. Un po’ perché, non so se ve ne siete resi conto ma in questi giorni le batterie dei cellulari durano molto di meno di prima. L’impossibilità di stare “vicini” e la preoccupazione per i nostri familiari, sommati alla noia, ci stanno portando ad usare di più il telefono e i mezzi di comunicazione. Ciò però rischia di creare i presupposti per una sorta di “invasione” costante. I mezzi di comunicazione attuali ci obbligano a rivedere costantemente la concezione di tempo “pubblico” e “privato” e questo isolamento aumenta a livello esponenziale il rischio che questi saltino.

Come i confini, anche il tema delle interdipendenze è al centro dell’attenzione in questi giorni. Spesso impostiamo le nostre vite, cercando di essere autonomi e indipendenti, considerando l’interdipendenza un qualcosa di estremamente negativo. Se è vero però che le interdipendenze patogene e le dipendenze sono un qualcosa di molto rischioso, spesso connesse con vissuti di sofferenza e malattia, d’altronde ciò che spesso non teniamo in considerazione è che siamo tutti in un rapporto di interdipendenza l’uno dall’altro. Quello dell’interdipendenza è un argomento molto vasto che ha a che vedere con la Differenziazione e, come dicevamo prima, con i confini. Spesso ci si confonde pensando che per essere indipendenti bisogna mettere confini rigidi con l’altro. Altre volte si confonde l’autonomia con il taglio emotivo o ci si illude che per essere indipendenti sia sufficiente andar via di casa (spesso anche continuando a dipendere dai genitori per aspetti economici o di accudimento). Il rischio, in questi casi, è di ritrovarci bloccati e impossibilitati ad andare nella direzione che vorremmo. Dare un valore centrale all’indipendenza, come se essere in relazione e in interdipendenza fosse un qualcosa da evitare, rischia dunque di porci in una situazione impossibile.

In realtà è necessario saper gestire in maniera adeguata i rapporti e proprio le inevitabili interdipendenze.

E oggi siamo costretti a riconoscerlo; perché un virus che fino allo scorso mese riguardava una parte del mondo molto lontano da noi, improvvisamente ha un impatto su aspetti della nostra vita diretta. Un mio comportamento ha effetti su quello degli altri e quelli di tutti sono tra loro legati.

Spero che di questi aspetti potremmo far tesoro una volta usciti dall’isolamento. Certo sarà bellissimo riabbracciarci e poter nuovamente star vicino gli uni agli altri ma, allo stesso tempo, penso che in questi giorni sarebbe molto utile spendere un po’ di tempo per riflettere su tali questioni che, senza rendercene conto, hanno un impatto sulla nostra vita e sul nostro benessere.

 

Dr. Daniele Regini 

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