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  • VIVIANA MORELLI Psicologa-Psicoterapeuta analitico esistenziale ad approccio integrato, esperta nella mediazione corporea e nell' Ipnosi Ericksoniana.

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  • MARIA CRISTINA SCIUTO Psicologa-Psicoterapeuta analitico esistenziale ad approccio integrato, esperta di problematiche riguardanti i disturbi d'ansia,umore e personalità

  • PIETRO POSSANZINI Psicologo-Psicoterapeuta analitico ad approccio bioenergetico.

  • MARIA ABBONDATI Psicologa-Psicoterapeuta analitico esistenziale approccio integrato, consulente in istituzioni scolastiche.

  • BARBARA CECCHINI Psicologa Psicoterapeuta approccio teorico integrato, con focalizzazione in Analisi Transazionale.

  • RITA MESSA Psicologa che ha conseguito la laurea in Psicologia con perfezionamento al Counseling Cognitivo-Comportamentale.

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C.P.A Centro Psicologia Applicata

Setting terapeutico e Covid-19

 

Una decina di anni fa, dopo il terremoto de L’Aquila decisi di scrivere un articolo sul cambiamento del “setting in psicoterapia”. Lavoravo da oltre 12 anni in quel territorio, quella calamità provocò notevoli cambiamenti nella vita di tutti noi dottori del Centro di Psicologia e Psicoterapia della Dr.ssa Petrocco, nei pazienti stessi e negli Aquilani tutti.

Per due anni consecutivi prima di trasferirci in un “camper” non c’era un luogo sicuro dove poter lavorare.

Quindi “il setting (in inglese, sfondo, scenario)” in genere confortevole e accogliente fu stravolto: sono passato dalla mia auto, una station wagon, in cui ero sul sedile di dietro e il paziente su quello davanti, stile psicoanalitico, alle pareti semi- colpite dal sisma di un’antica chiesa in periferia.

Con un tavolino pieghevole e due sedie poggiate su un tappeto d’erba all’ombra di un cedro, cercavamo di ricreare quel “luogo” simbolico ma soprattutto fisico, necessario allo svolgimento delle sedute. Da fine maggio fino ad ottobre ogni  giovedì “attrezzavo” lo studio. Ho cambiato un paio di volte sede. Allora non c’era ancora una ricostruzione in periferia, le poche persone che passavano di lì, perlopiù operai, sembravano capire la situazione e passavano al largo.

L’angoscia di morte che tutti gli aquilani (e non) portavano dentro, permetteva comunque lo svolgere delle sedute anche in quel setting anomalo. L’unica realtà era la presenza, la fisicità, il rendersi conto che si era vivi…sopravissuti . Il pericolo era passato anche se si era rimasti siderati.

I cambiamenti che stiamo vivendo con l’avvento del Covid-19 coinvolgono sia differenti angosce che un ulteriore cambiamento del setting.

Lì le macerie erano visibili, i morti numerosi ma si riteneva l’evento unico, irripetibile (cosa purtroppo non vera come la tragedia di Amatrice ci ricorda) oggi abbiamo le stesse preoccupazioni economiche sul futuro, ma la paura di un nemico invisibile, mortale e insidioso, non ci aiuta a trovare un termine ultimo, una fine a questa angoscia.

Torniamo ai cambiamenti: un setting strutturato e costante è sempre stato fondamentale all’interno del nostro lavoro, le minime variazioni- come ricordavo nel precedente articolo- venivano subito notate dai pazienti. L’ambiente neutro dello studio veniva comunque vagliato. L’aver aspettato o meno in sala d’aspetto poteva diventare parte della seduta, tutto questo, le regole del contratto terapeutico insieme alla presenza del terapeuta e del paziente fa parte del setting.

Ora, nel tempo del Covid-19, il setting è stato nuovamente alterato, almeno per molti di noi Psicologi e per quei pazienti che erano già in terapia. Non mi riferisco a quelle persone che si sono avvicinate ora alla psicoterapia per l’ansia, per l’angoscia che questa pandemia ha scatenato. Le sedute Skype o Whats App erano una eccezione per persone che volevano continuare un percorso intrapreso con un professionista anche durante un soggiorno all’estero per lavoro/studio.

Con le sedute on-line lo psicoterapeuta entra nella casa/stanza/auto del paziente. Anche se lasciamo le stesse regole, per es. non si fuma, non si risponde al telefono etc. questo setting alterato può andar bene in questa prima fase di emergenza, ma non può diventare la norma. Molti pazienti hanno interrotto indicando proprio questa alterazione del setting come motivo principale. La paura che il genitore o il partner possa spiare al di là della porta, genera delle tensioni- a volte giustificate- che fanno desistere da questa soluzione. Dal punto di vista di noi professionisti, perdiamo tutti quegli indicatori non verbali al di sotto dell’occhio della telecamera. Un piede che si muove nervosamente, lo stomaco che gorgoglia, una fede che passa nervosamente da un dito all’altro. In questo momento di emergenza l’on-line ha sicuramente valore, permette di mantenere la relazione, tranquillizza il paziente sul nostro stato di salute.

Come sta? È une delle prime domande che ora fanno. Permette di placare un po’ quell’angoscia di perdita e di abbandono da parte nostra, che questa situazione può generare. Una ricerca effettuata dall’Istituto Piepoli, commissionata dal nostro CNOP, oltre ad un aumento del 31% del disagio psicologico, segnale che per il 51% delle persone intervistate la limitazione che pesa di più è il non potersi  relazionare con le persone al di fuori.

Molti pazienti vogliono tornare in studio, “in quel luogo e quel tempo dove si era strutturato il legame terapeuta/paziente” (L. Ballarè). Anche noi soffriamo della mancanza dell’abbraccio, della fugace stretta di mano, di quel saluto sulla porta che comunque era:ci vediamo la prossima settimana!…mi auguro presto.

   DR.P. POSSANZINI

 

 

Mindful Eating

 

Un metodo innovativo per cambiare il modo in cui mangiamo e sviluppare un rapporto consapevole con il cibo. Programma di  8 settimane.

Da poco rientrati dalle ferie, l’attenzione si focalizza su come siamo stati bene in vacanza e come ci siamo rilassati …..purtroppo anche a tavola! Cibo buono, sapori nuovi, pietanze saporite, ma……vediamo che dice la bilancia?  1 chilo  in più o addirittura  2 chili o solo qualche etto? Il rapporto con il cibo, che è uno dei piaceri della vita, troppo spesso è conflittuale e fortemente influenzato da canoni di bellezza culturalmente condivisi, ai quali si attribuisce un’importanza eccessiva per definire,  se l’immagine allo specchio del nostro corpo, è piacevole oppure no.

In contatto con il corpo, con la mente e con le emozioni

Il continuo confronto con l’immagine corporea altrui, con stereotipi sociali e soprattutto con il giudizio degli altri alimenta emozioni spiacevoli di imbarazzo, vergogna o diventa una profonda ferita   che viene curata con il controllo ossessivo del cibo. Riprendere il contatto mindful (consapevole) con l’unità di corpo-mente-emozioni  aiuta a spostare l’attenzione da fuori (feedback esterno) a dentro, ossia ad una connessione con ciò che sentiamo senza giudizio, così come siamo.

Capire come mangiamo: schemi ed abitudini intorno al cibo

Le nostre scelte alimentari sono influenzate dalle abitudini e dagli schemi comportamentali che abbiamo sviluppato nella nostra vita, quello che viene chiamato “condizionamento”. Impariamo che i cibi sono buoni o cattivi  attraverso l’esperienza familiare e sociale. Il condizionamento sul cibo comincia appena nasciamo. Ci nutriamo del latte materno  tiepido e dolce , mentre siamo in contatto con le braccia, il corpo, la pelle della mamma. E questo spiega perché la maggior parte delle persone indica come cibo consolatorio un cibo che molto spesso è bianco, dolce o cremoso: il gelato, lo zabaione, il purè di patate, il cappuccino, la panna montata, la cioccolata calda o una semplice tazza di latte tiepido. I condizionamenti sulla nostra relazione con il cibo provengono da tante influenze: la famiglia d’origine, i coetanei, la pubblicità, i film, gli usi locali. Crescere in una famiglia difficile, può significare che i pasti sono dei momenti spiacevoli. Momenti in cui si litiga, in cui c’è tensione o si respira ostilità. Momenti in cui si viene messi sotto processo per delle marachelle vere o immaginate. Momenti in cui si viene etichettati come maldestri, grassi, pelleossa o altre cose umilianti. Quando poi si diventa adulti, eventi casuali possono scatenare per associazione, nel corpo e nella mente reazioni simili a quelle vissute da bambino. Per esempio: l’adulto potrebbe reagire alla sensazione di fame come se ci fosse un pericolo. O confondere l’ansia con la fame e mangiare per alleviare i morsi della fame che sono in realtà  segnali gastrointestinali di stress emotivo.

Diversi tipi di fame

I neonati ed i bambini piccoli sanno istintivamente cosa mangiare e quanto. Sono sintonizzati coi  segnali del corpo che indica la fame naturale. Quando i genitori cominciano ad imboccare forzatamente il bambino per paura che non ne mangi abbastanza, questa saggezza interna comincia a confondersi. Con il Programma Mindful Eating si diventa consapevole di che cosa ci spinge a mangiare e che cos’è la fame. Questo perché ci sono diversi tipi di fame che rappresentano “esperienze” circa le sensazioni, i pensieri e le emozioni  presenti nel corpo, nella mente e nel cuore. Non esiste soltanto la fame fisiologica che sentiamo quando il corpo ha bisogno di cibo, esiste anche la fame che passa attraverso i sensi, per esempio: gli occhi o il naso. Possiamo creare una possibilità di cambiamento guardando con attenzione cosa succede dentro di noi ed esplorare con curiosità la nostra esperienza con i vari tipi di fame.

Cambiare la relazione con il cibo

Mindful Eating è un programma in 8 settimane per integrare la Mindfulness nell’alimentazione ed imparare a spezzare le scelte inconsapevoli ed automatiche sul cibo. Un percorso per riscoprire una relazione gioiosa con il cibo. Seguendo una serie di esercizi,  si riprende contatto con il qui ed ora,  si allena la consapevolezza del momento presente e dei nostri effettivi bisogni legati al cibo e al modo in cui percepiamo noi stessi. Essere presenti a se stessi senza giudizio né critiche,  è molto utile per tutti, non solo per chi ha una relazione complicata con la propria alimentazione o per chi mangia in maniera compulsiva o vuole perdere peso senza riuscirci, ma anche per chi soffre di gastrite, di reflusso gastroesofageo, di diabete o colite. Amare sé stessi cominciando dal proprio corpo è il punto da cui ripartire: dare valore alle sensazioni del corpo, alle emozioni, alle percezioni di piacere o fastidio, prima che il corpo stesso urli la propria sofferenza attraverso i sintomi.

D.ssa Rita Messa

Psicologa

Via Ascanio 3 Albano L.

Riceve su appuntamento al 3395277033

www.gestionedellostress.info

MINDFUL EATING

Percorsi individuali e di gruppo

Da Giovedì 24 ottobre ore 19:30

(contenuti come da brouchure)

AMORI IMPOSSIBILI

UNA TRAPPOLA O UN OPPORTUNITA’ DI CRESCITA?

DR.SSA VIVIANA MORELLI

CPA ALBANO 06 9325000/ 3382407842

In occasione di  una conferenza nello studio dove esercito ad Albano Laziale, ho scelto un argomento comune come “l’Amore Impossibile” consapevole di toccare una tematica dal duplice sapore: dolce come l’amore - amaro come l’impossibile.

Questa forte ambivalenza ci pone di fronte ad una domanda:

Gli Amori Impossibili sono una trappola o una crescita?

Poiché almeno una volta nella vita incontriamo un amore impossibile, ognuno di noi avrà un parere diverso a riguardo in quanto ognuno di noi questa esperienza l’ha vissuta in modo diverso.

La mia di risposta è.. “AMBEDUE”, mai in parti uguali ma entrambi gli aspetti vissuti nelle infinite proporzioni che la vita offre.

Ogni amore, sano o impossibile è un mondo a sé esattamente come le due persone che lo vivono.

Ogni amore passa nella nostra vita come un tornado, trasformando paesaggi e strutture e anche noi quindi possiamo , attraverso questa esperienza, ricostruirci e trasformarci in un livello sempre più alto!

A volte per crescere bisogna entrare in una trappola, comprendere quali le nostre parti che la sostengono e la nutrono ed imparare ad uscirne apprendendo il più possibile da quella esperienza.

Non è automatico né semplice; anzi è complicato, spesso doloroso e necessita di molta forza di volontà per perseguire con decisione il nostro obiettivo, quello di… ESSERE CONSAPEVOLI E LIBERI DI GESTIRE IL CONDIZIONAMENTO!!

QUALI SONO GLI AMORI IMPOSSIBILI?

Da tempo immemore le storie di amori travagliati riempiono la nostra immaginazione, nutrito la letteratura, l’arte e la musica.

Dopo Romeo e Giulietta le fiabe tradizionali le telenovelas e persino i cartoni animati sono pieni di esempi di amore che potremmo ricordare e citare e tutto ciò ha contribuito all’idea del “vissero per sempre felici e contenti”, facendoci credere che l’amore vince sempre su tutto!!

Ma la realtà non è questa!

Alcuni amori vanno semplicemente lasciati andare perché non vale la pena lottare per essi; a volte è meglio rinunciare a ciò che è irraggiungibile o che ci può fare davvero molto male!

Sono impossibili quegli amori che per loro natura sono incastrati in un’ostacolo che li rende non vivibili o impossibilitati a realizzarsi concretamente in un futuro.

Ma se questa condizione non li rende apparentemente “malati” in prima istanza o nell’immediato inizio, la stessa condizione li può trasformare nel breve tempo in una forma di “malattia”.

Amori a distanza, amori virtuali, relazioni extraconiugali, amori omosessuali, oppure tra una persona sposata e una single, amori tra persone con un divario di età notevole o con una condizione sociale estremamente diversa; amori tra due persone con le stesse strutture caratteriali e gli stessi bisogni dove uno dei due fa resistenza ma l’altro continua ad insistere, amori tra dipendenti affettivi dove un crocerossino-crocerossina tende ad amare o salvare un dipendente di vario genere che imbrigliato nel suo problema non fa altro che rendere il “salvatore-amante” impotente, quindi rifiutarlo. Potremmo seguitare un bel po’ in questo elenco!

Ma allora perché non riusciamo a rinunciare a questa attrazione fatale? Per quella “legge del piacere” che ci porta a desiderare ciò che è più vietato oppure per l’eccitazione che la sfida ci dà? Semplicemente perché riceviamo attenzioni e il bisogno di qualcuno è primario e quindi per dipendenza affettiva?

Più l’amore è difficile da vivere più è desiderabile e quindi passionale.

La moglie di un altro o il marito di un’altra possono esseri oggetti molto desiderabili proprio per questa triangolazione; come una donna algida mette alla prova tutta la capacità di conquista di un uomo, così un uomo narciso e distaccato solletica la donna insicura che vuole ad ogni costo averlo per sé.

Non tutti hanno il buon senso di fermarsi e cercare altrove e quindi il gioco del “bello e impossibile” inizia. Spesso la cosa che ci lega a questo sentimento è la scossa di adrenalina provocata dalla sfida dove troviamo anche qualcosa “di dolce” che ci dice che quella cosa che sta nascendo vale la pena viverla fino in fondo.

Spesso sono amori sbagliati, non sani che come dicevamo ci daranno del dolore; ma, per fortuna, anche in questo, c’è la sempre l’eccezione che fa la regola.

Del resto siamo qui per lavorare sulla Consapevolezza. Analizzare insieme lo schema della “relazione-trappola”, comprendere ciò che ci sta accadendo o ci è accaduto per trasformare questa esperienza in una forte opportunità di crescita.

Vediamo in cosa consiste la trappola: 

Parliamo di “copioni” quando un comportamento è recidivo e segue uno schema prefissato. Scegliamo “persone sbagliate” che non potranno soddisfare i nostri bisogni; le scegliamo con quelle caratteristiche citate sopra, siamo attratte da loro e crediamo che ci renderanno felici, ma senza accorgerci agiamo così per un condizionamento profondo: una paura inconsciadi legarsi, di donarsi all’altro.

Uno schema infantile di amore narcisistico porta il protagonista a cercare emozioni nuove, evitando il legame e allontanandosi da quell’amore reale adulto e duraturo che prevede impegno e progetto.

Questi protagonisti, uomini o donne che siano, collezionano amori di una durata limitata per un bisogno egocentrico di continua ricerca di emozioni e di piacere. In genere lasciano una scia di “vittime” e tendono ad abbandonare quindi, quando sentono venir meno il piacere convincendosi spesso di “non essere stati amati abbastanza”. Prediligono relazioni parallele con la conseguenza che quando “abbandoneranno” non rimarranno mai soli.

Questo profilo può risultare antipatico, il conquistatore narciso lo è….ma per molti partner che si incastrano in questo gioco in realtà è molto affascinante.

Dobbiamo ricordarci che dietro una personalità narcisistica c’è una persona che soffre o nega il proprio dolore. L’altro protagonista della relazione ha lo stesso bisogno, la stessa negazione, come su una scacchiera entrambi cercano mosse vincenti all’interno di un gioco perdente in partenza.

In una intervista di Raffaella de Santis a Z. Bauman, alla domanda:

 Cos'è che ci spinge a cercare sempre nuove storie? Z. Bauman risponde
"Il bisogno di amare ed essere amati, in una continua ricerca di appagamento, senza essere mai sicuri di essere stati soddisfatti abbastanza. L'amore liquido è proprio questo: un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame".

Sulle relazioni virtuali appunto nel 2003 il famoso sociologo Z. Bauman conia questo termine, “amore liquido” fa una analisi del cambiamento della nostra società dove la legge del “tutto e subito” si nutre e cresce nel mondo virtuale, inevitabilmente nel reale.

Ormai salgono al primo posto in classifica gli amori impossibili perché virtuali e non reali. Incredibilmente presenti nella mente e nell’anima di una fascia di persone, potenzialmente molto dolorosi e spesso distruttivi.

La dipendenza da chat è una delle nuove dipendenze.

Un tempo la comunicazione prevedeva che un legame fosse stabilito. Io potevo comunicare tendenzialmente con una persona che conoscevo, tranne rare eccezioni. Oggi la prossimità virtuale separa la comunicazione dalla relazione. Non c’è relazione prima della comunicazione, né è necessario averla dopo.

“Essere connessi” è meno costoso che “essere sentimentalmente impegnati”, non si costruisce un legame e ci disimpegna con un clic.

Z. Bauman ci spiega che l’imprinting che la nostra società lascia è un allettante promessa che si può avere tutto senza lavoro senza sforzo e sacrificio. Ma l’amore non si compra in un negozio, necessita di impegno tempo e dedizione. L’amore unico ed esclusivo prevede coraggio e tanto impegno.

Quando ciò che ci circonda diventa incerto, ci illudiamo di “avere tante seconde scelte” che ci compensano la sofferenza della precarietà di ciò che in quel momento viviamo. Il parallelismo relazionale come “boa di salvataggio” contro l’angoscia.

Queste riflessioni generali e profonde sulla qualità dell’amore nel nostro momento storico, evidenzia come  la legge del TUTTO E SUBITO ha permeato la nostra società. Diviene linfa vitale per gli amori Impossibili, malati  e per gli “ amori liquidi”.

Questi rapporti impossibili trascinano con sè un uso quasi inevitabile di bugie, omissioni o parziali verità inserite nel rapporto come un tentativo bonario per eliminare le complicazioni oppure usate per una mancanza di coraggio o di autenticità.

Ma oggi, nella nuova era dei social come Whatsapp o Facebook, è molto più facile essere scoperti per un evidente uso maldestro di questi o altri mezzi mediatici, creando così una ulteriore tensione e a volte veri e propri disastri.

Ricorre spesso in terapia il fenomeno della falsa identità: In questa gioco di immagine di se non vera, vendiamo il meglio di noi, ci costruiamo un fotografia di noi stessi ideale da utilizzare in una relazione virtuale ma non solo, sicuramente per soddisfare un bisogno di conquista e di amore.

 Ma tutto ciò con quale risultato?

Quindi avrò sì ottenuto amore o riconoscimento ma attraverso una menzogna che richiede energie per essere mantenuta ma che alla fine non mi appagherà perché non sono stato accettato, amato per ciò che sono veramente!

Questa diviene una ottima motivazione per un altro giro di conquiste!

Esempio comune di Amore impossibile è l’incontro di due persone sposate. Fuori dalle loro rispettive coppie  iniziano una relazione dove spesso si innamorano, come dice Alberoni, per un “accumulo depressivo”, una ferita pregressa che ha creato un disagio nella relazione ufficiale.

In psicoterapia spesso si riscontra che Le persone interessate a questo fenomeno cercano un amore diverso o più amore di quello che hanno già, solo per un bisogno personale. Cioè che la coppia ufficiale è non sempre risulta essere un fallimento a ben vedere.

Se c’è uno schema antico che tendiamo a ripetere, “un copione”, siamo portatori di una FAME D’AMORE che rischiamo di investire su una persona sbagliata.

Il nuovo amore viene idealizzato e vissuto come la soluzione di tutti i mali, ma la delusione è dietro l’angolo.

Vari anni fa un autore molto letto fu P. Schellembaum, famoso per aver scritto “La ferita dei non amati”, si interessò a questi cosiddetti -giochi di non amore- trappole e copioni. In sintesi “la ferita” rappresenta quella condizione iniziale di mancanza di amore e scarso riconoscimento che ci porta continuamente alla ricerca di riempimento e cura per sanare quel danno iniziale senza mai riuscire a colmare la lacuna.

Nella descrizione di alcuni copioni Schellembaum evidenzia che dopo il benessere iniziale dato dall’idealizzazione dell’amato,  lo scopo del soggetto è trovargli il difetto, l’errore, le mancanze che l’amato ha rispetto all’ideale immaginario. Questa ricerca, proprio per l’antitesi ideale-reale, ci conduce inevitabilmente a non trovare ciò che stiamo cercando colpevolizzando ingiustamente il nostro “amato”  fino al punto di aggredirlo o abbandonarlo.

Il copione “ancora una volta l’uomo sbagliato” prevede la protagonista profondamente innamorata che inizia a collezionare delusioni sulle proprie aspettative fino a provare rancore e punire l’uomo con l’abbandono! Chiaramente può essere anche un copione maschile.

Quindi in questo palcoscenico dell’Amore Impossibile il protagonista vero è il nostro Bambino interiore nevrotico e vendicativo! Il bambino in noi porta con se quella memoria legata ai primi legami con le figure genitoriali o loro sostituti. Legami che non si sono radicati a sufficienza, che hanno prodotto un trauma.

Prendiamo Il copione “non sono adeguata e per questo non mi ami abbastanza”.

Una donna che si sente non amata tende ad attribuirsi la responsabilità della mancanza di amore; entra in un senso di colpa che proviene dalle radici antiche di una l’educazione subita; si sente sbagliata. Questo stato di cose e il disagio che ne deriva fanno si che lei entri in uno stato interiore in cui  tende a compiacere l’altro annullando i propri bisogni, si mette a confronto con altre figure femminili comprese ex amanti, mogli e fidanzate chiedendosi ossessivamente “ cosa ha l’altra che io non ho….”. Così facendoinsegue e pretende le attenzioni del partner collezionando spesso solo delusioni che sfociano in un malessere continuo che si ripete e nella colpevolizzazione dell’amato. Si può passare con grande facilità dal dolore al rancore e dalla rabbia alla vendetta.

Chiaramente queste dinamiche sono presenti in ogni coppia quindi sia tra conviventi di una coppia reale sia tra amanti in una relazione impossibile. Ma nell’amore impossibile, quello nascosto, rubato, il tutto prende dei colori molto più accesi con toni e tinte a volte molto forti.

LO SCOPO FINALE DI QUESTI GIOCHI DI NON AMORE E’ L’ODIO

In molti casi si collezionano amori scaturiti da “sindrome del Don Giovanni” che poi vengono abbandonati per poi ricercare altri con la stessa modalità, una nuova conquista amorosa da collezionare entrando in un gioco senza fine chiamato “coazione a ripetere”.

In altri “giochi di non amore”  la chiusura finale non c’è, non arriva mai.

I due protagonisti non riescono a lasciarsi innescando un distruttivo e a volte lunghissimo stillicidio emozionale.

Nel primo caso, nella “Sindrome del Don Giovanni”, il termine corretto che identifica meglio tale condizione è “dipendenza sessuale” poiché la pulsione sessuale è la compulsione predominante.

Personalmente credo che dietro la conquista sessuale sia di uomini che di donne si nasconda un bisogno di conferma che include un coinvolgimento globale, sesso cuore e anima, anche se le singole parti sono vissute con pesi e importanze diverse.

Comunque, sia nell’abbandono-fuga che nella ricerca compulsiva che rasenta lo stalking, l’impulso finale è sempre di “colpire e odiare”.

 Avendo quindi questo sentimento antico da scontare e agire, possiamo comprendere facilmente il motivo che alimenta questa perseveranza a mantenere in vita questi amori che per loro natura non portano benessere e appagamento.

Li manteniamo in vita perché abbiamo bisogno di un oggetto da odiare, un bersaglio da colpire.

Una lettura diversa della stessa tematica che secondo me non esclude ma completa la dinamica precedente, punta sulla “dipendenza affettiva”.

E’ negli anni 80 che si introduce questo termine, appunto quello di dipendenza affettiva.

Attualmente Nicola Ghezzani nei suoi libri specifica quanto noi tutti siamo dipendenti affettivi e come tale dipendenza è sempre più presente non solo tra le donne ma anche e forse sempre di più tra gli uomini. Chiaramente la dipendenza può attivare un copione perverso di comportamento che assume varie sfumature di patologia.

La caratteristica principale del “dipendente affettivo” è un drammatico e ossessivo desiderio amoroso. Un oscillazione perenne tra illusione e delusione, tra passione e disperazione.

Ghezzani distingue tre fasi:

LA SOTTOMISSIONE: compiacenza e non ascolto dei propri veri sentimenti, ANGOSCIA: nel non essere corrisposto vive il dolore del rifiuto, si colpevolizza si annienta ma non si rassegna. RIVENDICAZIONE: pervaso dall’angoscia di annientamento relativa al rifiuto, indirizza la sua disperazione e la rabbia traducendosi in una volontà di controllo.

I DIPENDENTE AFFETTIVO “ESIGE DI ESSERE AMATO”. Mentre chi ama veramente accetta la posizione esistenziale dell’altro, vuole il suo bene e se lo vede allontanarsi proverà ovviamente dolore, ma accetterà, anche se con difficoltà, questa condizione.

Un copione che rappresenta la Dipendenza affettiva, è stato descritto sopra:

 “non mi ami perché sono inadeguata”, oppure “amami come io ti amo”, dove l’annullamento di se è ben evidente.

Vediamo quali sono i FATTORI PREDISPONENTI comuni alla dipendenza affettiva e quindi agli amori impossibili:

• traumi pregressi derivanti da genitori deprivati e deprivanti. Ne consegue una Paura dell’abbandono una Scarsa autostima • Un Bisogno di approvazione • Una Scarsa rete sociale.

COME USCIRE DALLA TRAPPOLA

Una volta iniziato, l’amore impossibile diventa attraente, dà dipendenza come fosse una droga e se non siamo stati capaci di fermarci prima che i nostri sistemi  fisiologici si mettano in moto, il nostro cervello riprodurrà le stesse sensazioni di benessere, gli stessi stimoli piacevoli che danno il cibo, il sesso e lo stesso Internet.

Possiamo affermare che queste diverse dipendenze hanno un comune effetto cerebrale: il rilascio di oppioidi ed in particolare di dopamina che funziona come segnale  e fissatore dei ricordi: «questo stimolo mi piace, devo ricordarmelo»…..si innesca un comportamento di ricerca e di compulsione” (C. Venturini)

Per rompere questi meccanismi dobbiamo ricordarci che gli Amori sani, sono leggeri reali, non portano dubbi e lacrime. Sarà difficile e faticoso allontanarsi da questa “droga di amore” ma occupandoci di noi stessi possiamo procedere per una disintossicazione!

Quindi il nostro impegno primario ora è quello di aumentare il nostro livello di CONSAPEVOLEZZA:

$11.    prendiamo coscienza se ci stiamo chiedendo da tempo se siamo felici veramente; se il nostro corpo manda segnali di “malessere esistenziale” con manifestazioni che vanno dall’ansia all’insonnia o da una inquietudine che si tramuta in angoscia. Spesso c’è una vocina interiore che aveva dato o ci sta dando l’allarme.

$12.    domandiamoci se stiamo curando i nostri interessi che riguardano la realizzazione di desideri autentici o piuttosto l'appagamento di bisogni affettivi urgenti .

$13.    Ascoltiamoci per comprendere se si sta facendo un investimento nel proprio futuro e non chiudere gli occhi per abbandonarsi all'illusione del momento. Quindi poniamoci la domanda: come mi vedo tra cinque anni? Vedo ancora questa persona

$14.     di cui sono innamorata, ma che sfugge? Ci sarà una possibilità di crescita?

Se osserviamo i vari copioni possiamo riassumere: che gli amori impossibili sono carenti di Intimità e di Impegno. Se vogliamo concentrarci sull’amore sano dobbiamo essere consapevoli che:

L’autenticità porta alla relazione con reciprocità e impegno.

La menzogna si lega alla Paura del Legame.

Se ci riconosciamo nei “giochi di non amore” dove lo scopo finale è scaricare l’odio, il rancore e la rabbia….con tutto il dolore che alimenta questi sentimenti. Dobbiamo, probabilmente attraverso un aiuto professionale, lavorare su questa ferita antica.

Non possiamo amare nessuno se non ci perdoniamo l’odio che ci portiamo dentro. Dobbiamo perdonarci per amare.

Guardiamo in noi stessi

Nicola Ghezzani ci aiuta ad utilizzare le domande che lui stesso applica in seduta alle donne sconfortate dall’amore che vivono. Semplici domande improntate sulla verità e la reciprocità, ne vediamo alcune.

Domanda sulla verità: Guardati dentro e chiediti cosa trovi in lui di  veramente speciale, quali qualità possiede che non si può fare a meno di amare?

Domanda sulla reciprocità: “ora guarda dentro di lui e dimmi, quali qualità lui vede in te, così meravigliose che non si può fare a meno di amare?”

Domandati “quale ideale di coppia persegui? Se sposi un ideale di coppia, che lui non condivide.  Cosa costruisci ?

La dipendente affettiva serve un codice morale “io esigo che lui mi ami, perché solo se lui mi ama mi sento degna ”……ma questo sistema ha portato solo servitù, umiliazione, sofferenza e non va più seguito. (liberamente tratto da Amori impossibili- Nicola Ghezzani)     

La crescita è proprio su questo punto. Non alimentando ancora l’odio e il rancore mi perdono perdonando l’altro.

AMARSI PER POTER AMARE ED ESSERE AMATO

Questo il nuovo codice morale.

Finiamo con una metafora utilissima…..

“Ma tu mi ami?” chiese Alice. “No, non ti amo” rispose il Bianconiglio”

Alice corrugò la fronte e iniziò a sfregarsi le mani nervosamente, come faceva sempre quando era nervosa.

«Ecco, vedi? – disse il Bianconiglio – Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perché non riesci a volerti almeno un po’ di bene, cosa ti renda così imperfetta, frammentata. Proprio per questo non posso amarti. Perché ci saranno dei giorni nei quali sarò stanco, adirato, con la testa tra le nuvole e ti ferirò. Ogni giorno accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione. Ma se non ti ami almeno un po’, se non crei una corazza di pura gioia intorno al tuo cuore, i miei deboli dardi si faranno letali e ti distruggeranno. La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei impedito di amarti fino a che non avessi imparato tu per prima a sentirti preziosa per te stessa. Perciò, Alice no, non ti amo. Non posso farlo.»

…..con questo GRAZIE PER L’ATTENZIONE!

Libri di riferimento

Nicola Ghezzani-  L’amore impossibile-

Peter Shellembaum – La ferita dei non amati-

Z. Bauman – Amore liquido-

Pubblicazioni sulla dipendenza affettiva A.C. Venturini

Daniele Regini è…

Laureato in psicologia presso l’Università la Sapienza di Roma, ha approfondito gli studi come psicoterapeuta presso l’Accademia di Psicoterapia della Famiglia di Roma.

Esperienza…

Dopo la laurea, si è dedicato dapprima al sostegno all’adolescenza, gestendo lo sportello d’ascolto della scuola media superiore Mancinelli, per un intero ciclo scolastico, per poi avviare la collaborazione con una comunità terapeutico-riabilitativa della provincia di Roma, rivolta a pazienti psichiatrici, e dove lavora ormai da vari anni in veste di psicologo di riferimento di alcuni utenti. Attualmente svolge, inoltre, l’attività di libero professionista presso il CPA di Albano Laziale dove si occupa, all’interno di una cornice sistemico-relazionale, del sostegno all’individuo, alla coppia e alla famiglia, nelle varie fasi della vita.

Il sostegno all’individuo, alla coppia e alla famiglia… 

Ciascuno di noi, nel corso della propria vita, si trova a vivere dei momenti di smarrimento, a volte connessi all’insorgenza di problematiche psicologiche o psichiatriche, a volte come conseguenza di eventi connessi al “normale” ciclo di vita, di fronte ai quali possiamo trovarci impreparati. Nel corso della terapia si possono comprendere e cambiare i modelli relazionali alla base dei comportamenti che creano sofferenza consentendo di guardare sé stessi, e coloro che ci circondano, in un’ottica diversa, e consentire al tempo, spesso a lungo bloccato dalle varie problematiche, di riprendere il suo normale corso.

 

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L’Ipnosi come intervento nei disturbi psicosomatici, fobici e sessuali.

 

 

Inizio questo articolo raccontando una storia, poiché in Ipnosi Ericksoniana la metafora è uno strumento molto utilizzato, diviene un messaggio profondo e ricco di spunti costruttivi che viene passato alla persona in stato di Trance. Non viene spiegato di norma perché sarà il paziente stesso a trarre un insegnamento “su misura” per lui e a trarne vantaggio in modo molto attivo. Infatti nell'ipnosi naturalistica Ericksoniana il paziente ha un ruolo molto attivo.

Qui spiegheremo invece il senso della metafora, perché ci addentra nella teoria.

 

IL VILLAGGIO DELLA FELICITA'

 

Tre individui partono per raggiungere il villaggio della felicità.
A metà cammino trovano la strada sbarrata da un altissimo muro di granito: impossibile aggirarlo,da  entrambe le parti c'è un precipizio.

Il primo individuo si abbatte scoraggiato, piange lacrime disperate e si arrende, in un mare di lamenti si sente perseguitato dal destino.


Il secondo individuo accetta la situazione affrontandola. Si rende conto di non poter scavalcare il muro, inutile lamentarsi. 

Pianta invece delle bougainville e osserva la loro crescita. Gioisce nel vederle spuntare, germogliare; il muro diventa il loro sostegno e lentamente esse lo ricoprono. Materialmente il muro esiste ancora, ma non ha più presa negativa sulla psiche del secondo individuo, il quale, malgrado l’ostacolo, raggiunge la felicità nel più profondo di se stesso.


Il terzo individuo, un tipo sportivo ed intraprendente, tesse una corda di liana, si costruisce un gancio e con un lancio da pescatore l’aggancia alla cima del muro, si tira su e ridiscende  dall'altra.

 
Morale: in ciascuno dei tre viandanti il muro ha provocato una reazione diversa, il muro non era né buono né cattivo, era semplicemente un muro – una sfida - e ciascuno dei tre ha reagito secondo la propria indole, positivamente o negativamente. 

Oggetti, circostanze e fatti hanno l’importanza che noi gli diamo. L’ostacolo è una creazione mentale e, cosi come l’abbiamo creato, lo possiamo distruggere.

Ci sono due metodi: quello di volerlo distruggere fisicamente, annientarlo, e quello di volerlo vincere mentalmente, interiormente.
Nel primo caso, appena vittoriosi, ci troviamo già dinnanzi al prossimo ostacolo.
Nel secondo caso, avendo vinto la nostra battaglia interiore, non ci saranno altri ostacoli, solo sfide, dure e difficili forse, ma meravigliose e inebrianti, come lo è l’ardua scalata di una parete rocciosa. (Anonimo)

Questa metafora ci aiuta a comprendere lo scopo della ipnoterapia ericksoniana, utilizzare il sintomo, l'ostacolo trasformandolo a favore del paziente che attinge risorse nuove creative dal suo inconscio.

E' una psicoterapia permissiva, dove il cliente ha un ruolo molto attivo......accompagna naturalmente il progetto di cambiamento del paziente.

Non è  più come un tempo “...E APRIRAI GLI OCCHI QUANDO LO DICO IO...(COME diceva CASELLA) ma riaprirai gli occhi QUANDO LO VUOI TU...

Nell'ipnosi il rilassamento non è un prerequisito indispensabile, di solito cmq l'induzione comprende il rilassamento per tranquillizzare il cliente, in modo che si senta a proprio agio riducendo lo stress e l'ansia che spesso sono associati ai suoi problemi. Ciò però non comporta una passività della persona, anzi, DEVE MANTENERE UN RUOLO ATTIVO UTILIZZANDO TUTTE LE SUE CAPACITÀ

La psicoterapia ipnotica ericksoniana esplora ciò che il soggetto ha appreso e depositato nell’inconscio, il soggetto ha delle  capacità di far fronte ai disagi, vengono rinforzate le risorse e destrutturati gli schemi di comportamento non validi, che portano al sintomo e disagio, e vengono poi reificati nuovi modelli comportamentali che sostituiscono i vecchi, eliminando così il sintomo o disagio.


Gli interventi, vengono cuciti come un abito su misura per ogni singolo paziente, TAILORING, quindi non c'è un intervento, una strategia, uguale per tutti in base al sintomo, ma l'intervento è personalizzato. Si osservano le caratteristiche del paziente, il modo di costruire la vita, le relazioni, la malattia.



La tecnica ipnotica integrata con una psicoterapia di varie scuole di pensiero, e la psicoterapia ipnotica ericksoniana come terapia in se,   è utilizzata in un gran numero di disturbi psicologici: insicurezza, stati d’ansia, disturbi e disfunzioni sessuali,attacchi di panico, fobie, ossessioni, disturbi del comportamento alimentare, sintomi psicosomatici, dipendenze, depressione.


 E’ dimostrata la sua efficacia anche come preanestesia prime degli interventi chirurgici.

L’ipnosi ha la peculiarità di essere uno stato di coscienza particolarmente idoneo a favorire l’apprendimento. In trance si è in genere molto più ricettivi alle idee nuove e spesso si ha una padronanza di una quantità assai più elevata del solito di informazioni personali sulle consapevolezze presenti e le esperienze passate.

La trance è una condizione ideale per l’impiego delle metafore.

L’importanza delle metafore sono una delle sue caratteristiche, una rappresentazione isomorfa della situazione che originato il problema del cliente. Un’analogia precisa ed equivalente di tale situazione e altrettanto realistica.

La forza della fascinazione è insita nell’atto stesso della narrazione.

Le tecniche “indirette” della psicoterapia ipnotica, “aggirano” le resistenze del paziente permettendo allo psicoterapeuta di dialogare direttamente con l’inconscio del paziente

La capacità di narrazione del terapeuta…e la natura della fiaba, aneddoto, metafora stessa può indurre un leggero stato di trance nel paziente, il paziente deve comprendere ciò che il terapeuta narra…anche la fantasia guidata deve contenere un simbolismo un isomorfismo col problema….apre al paziente delle possibilità di risoluzione e cambiamento di una struttura i un vissuto. A volte il terapeuta induce una fantasia che verrà terminata dal paziente e questo finale rappresenta la capacità del paziente di trovare una soluzione al suo problema.

Il titolo della conferenza ci porta a riflettere e descrivere brevemente i sintomi psicosomatici, fobici, sessuali, trattare ognuno di questi implicherebbe molto tempo….cerchiamo di capire brevemente di cosa stiamo parlando, cercando un filo conduttore …una lettura che collega questi vari sintomi, ma principalmente a soffermarsi sulla ovvia osservazione che un paziente chiede aiuto nel momento in cui queste sintomatologie ed altre vanno a “squilibrare” la sua vita….

COSA SONO I SINTOMI? Nella mia visione esistenziale della Persona, un messaggio profondo che ci viene dall’inconscio saggio, o da un se illuminato, da una parte di noi che Grida aiuto, Fermati, pensa, ti stai facendo del male….

Il mio invito è generalmente, al di là dell’ipnosi di interpretare il sintomo come una grande opportunità di crescita, un occasione per trasformare la nostra vita, per cambiare in meglio…per amarci e diventare realmente più forti…abbattere le corazze inutili…le difese eccessive ecc…

Una visione della nevrosi non come malattia ma come opportunità di crescita…

Il corpo, per me come terapeuta è uno strumento di lavoro, è profondamente in contatto con le verità più profonde, manifesta i disagi attraverso i Blocchi, si può lavorare sul corpo con vari metodi, rilassamento, bioenergetica ed altro….l’ipnosi attraverso un ascolto più profondo unisce corpo e mente attraverso uno stato di trance che permette di Apprendere nuove posizioni comportamentali ed esistenziali, nel riconoscere le proprie potenzialità e risorse.

Quindi l’inconscio ericksoniano è un bagaglio di apprendimenti e di risorse che va in perfetta sintonia con il mio approccio esistenzialista, di una capacità del se Persona di Amarsi e di decidere per il proprio bene, al di là del condizionamento inconscio.

La malattia non è una “sfortuna” o una “punizione”, è semplicemente il modo con cui il nostro corpo ci comunica che lo stress, lo stile di vita, i conflitti psicologici ecc. ne hanno pregiudicato la salute e l’equilibrio. La malattia è pertanto nostra alleata, in quanto ci permette di ritornare sui nostri passi e riscoprire noi stessi. Conoscere i processi che conducono alla sofferenza. Scoprire le origini profonde della malattia. Capire i meccanismi che entrano in gioco. Accettare le nostre responsabilità. Riscoprire il potere di guarirci. Dare un senso ai propri mali, ai sintomi, ai traumi e alle malattie più gravi è possibile. L’essere umano possiede infatti dentro di sé la risposta alle sue sofferenze e, di conseguenza, alla completa guarigione. Ecco la chiave per interpretare questa risposta e individuare la provenienza di ogni manifestazione fisica, proponendo soluzioni per ritrovare da soli il proprio ottimale stato di salute. (Michel Odoul - Un Corpo per Curarmi un'Anima per Guarire)

Come nella fobia così nella problematica sessuale

viene a crearsi una autoipnosi negativa AIN *immagini, ricordi, pensieri negativi

 rimuginati in un autocontrollo negativo e autosuggestionante tanto da aumentare l'ansia

l'ipnosi consente di lavorare su questa attività mentale attivando nuove cognizioni adattive

 pensieri e immagini che influenzano il comportamento conducendolo al cambiamento

LO SVILUPPO DI NUOVE IMMAGINI CREA COSì UN COMPORTAMENTO INCOMPATIBILE

CON QUELLE DISFUNZIONALI GIA' INSTAURATISI

L'IPNOSI AUMENTA LA CONSAPEVOLEZZA DELLE CAPACITA' PERSONALI DI FRONTEGGIARE L'ANSIA E LO STRESS ASSOCIATE ALL'INSICUREZZA PERSONALE (COPING) AUMENTANDO IL SELF CONTROL 

-INCREMENTA LA FIDUCIA DI POTER METTERE IN ATTO CON SUCCESSO UN 

COMPORTAMENTO SESSUALE

MIGLIORARE UN SINTOMO PSICOSOMATICO

GESTIRE UNO STATO FOBICO

-CONSENTE DI RISTRUTTURARE LE RISPOSTE EMOZIONALI NEGATIVE

-RINFORZA LE SENSAZIONI POSITIVE RISPETTO A:

PRECEDENTI RELAZIONI  SESSUALI POSITIVE

PRECEDENTI ESPERIENZE SENZA FOBIE

PRECEDENTE EQUILIBRIO PSICOSOMATICO

Il terapeuta attraverso l'ipnosi può aiutare il paziente fobico a superare la paura di perdita di controllo, sperimenterà una capacità di perdere il controllo “sotto controllo” affidandosi al terapeuta.

Insieme possono costruire nuovi amuleti, come le medicine che il fobico o lo psicosomatico portano con se.....

Una paziente di un ipnotista didatta aveva sperimentato la piacevolezza di far tintinnare le chiavi in tasca, perché le dava la sensazione di avere una casa a portato di mano.

Per concludere:

Un paziente che chiede una terapia è già in una fase di cambiamento

noi possiamo aiutarlo ad utilizzare in positivo tutto ciò che porta con sé.

Ringraziando il Prof Mario Marazzi, dalle sue lezioni ho tratto alcuni spunti per la conferenza e l’articolo auguro…

Buone riflessioni a tutti.

Dr.ssa Viviana Morelli

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